L’Himalaya si sta sbriciolando. Sull’altopiano del Tibet e lungo le valli scoscese del Nepal, quello che la comunità scientifica internazionale definisce il “Terzo Polo” del pianeta — la più imponente riserva d’acqua dolce congelata al di fuori delle regioni polari — vive una crisi strutturale e accelerata. I dati forniti dal report scientifico HI-WISE dell'ICIMOD (International Centre for Integrated Mountain Development) confermano che i ghiacciai della regione dell'Hindu Kush-Himalaya stanno perdendo massa a un ritmo che è raddoppiato dal 2000 a oggi. Secondo lo studio, condotto da un network di oltre 35 ricercatori internazionali, al ritmo attuale delle emissioni globali i ghiacciai della catena potrebbero perdere fino all’80% del loro volume entro la fine del secolo, minacciando la sicurezza idrica e alimentare di circa due miliardi di persone.
CINQUECINQUESESSANTOTTO
IL BLOG DI MAURIZIO ORIUNNO
venerdì 4 settembre 2026
Il crollo del Terzo Polo e l'illusione della virtù europea: perché la burocrazia non salverà il clima
L’Himalaya si sta sbriciolando. Sull’altopiano del Tibet e lungo le valli scoscese del Nepal, quello che la comunità scientifica internazionale definisce il “Terzo Polo” del pianeta — la più imponente riserva d’acqua dolce congelata al di fuori delle regioni polari — vive una crisi strutturale e accelerata. I dati forniti dal report scientifico HI-WISE dell'ICIMOD (International Centre for Integrated Mountain Development) confermano che i ghiacciai della regione dell'Hindu Kush-Himalaya stanno perdendo massa a un ritmo che è raddoppiato dal 2000 a oggi. Secondo lo studio, condotto da un network di oltre 35 ricercatori internazionali, al ritmo attuale delle emissioni globali i ghiacciai della catena potrebbero perdere fino all’80% del loro volume entro la fine del secolo, minacciando la sicurezza idrica e alimentare di circa due miliardi di persone.
sabato 4 luglio 2026
Un weekend a tutto rock a Roccamandolfi: in Molise tra natura, sapori e amicizia
Il fine settimana del 10 e 11 luglio 2026 si avvicina e il borgo di Roccamandolfi (IS) si prepara a trasformarsi nel centro di gravità del rock indipendente in Molise con la XXVII edizione di Rocka in Musica. Ma partecipare a questo storico festival gratuito non significa solo stare sotto il palco la sera. Significa immergersi per due giorni in un'esperienza totale che unisce l'adrenalina dei live all'esplorazione di uno dei territori più selvaggi e affascinanti del Molise, il Massiccio del Matese, oggi Parco Nazionale. Se state pianificando il vostro weekend, ecco la guida completa su cosa fare, vedere e assaggiare a Roccamandolfi dall'alba a notte fonda.
Il risveglio a Roccamandolfi ha il profumo dell'aria fina di montagna. Le prime ore della giornata sono perfette per esplorare la natura prorompente del Matese prima che le temperature salgano e i soundcheck abbiano inizio.
La sfida del Ponte Tibetano: È l'attrazione simbolo del borgo. Una passerella metallica sospesa nel vuoto a ben 140 metri d'altezza, che attraversa il canyon scavato dal torrente Callora. Attraversarlo è un'esperienza da brivido, adatta a chi non soffre di vertigini, che ha calzature idonee, che regala una vista pazzesca sulla gola rocciosa sottostante.
Sentieri e trekking verso il Castello: Subito dopo il ponte, inerpitevi lungo i sentieri che portano ai ruderi del Castello Medievale di Roccamandolfi. Da quassù la vista spazia su tutta la vallata. È il luogo perfetto per respirare la storia millenaria del paese, storicamente legato alle leggende dei briganti che trovavano rifugio proprio in questi anfratti inaccessibili.
Dopo le fatiche della camminata, il pomeriggio è dedicato al relax, alla cultura e, soprattutto, al palato. Roccamandolfi vanta una delle tradizioni pastorali e casearie più importanti della regione.
Il tour dei caseifici artigianali: Non potete ripartire senza aver assaggiato i prodotti simbolo del Matese. Dedicate il primo pomeriggio a fare tappa nelle botteghe e nei caseifici locali per degustare il celebre caciocavallo stagionato, le scamorze passite, le ricotte freschissime e le trecce lavorate a mano. Prodotti figli di un'altitudine e di pascoli incontaminati che racchiudono un sapore autentico.
Perdersi tra le case di pietra: Dedicate un'ora a passeggiare senza meta nel centro storico. I vicoli stretti, le scalinate in pietra e le piazzette caratteristiche vi faranno fare un salto indietro nel tempo, offrendovi scorci fotografici unici prima che il borgo si popoli per la sera.
Verso le 17:00 l'atmosfera cambia. Le strade iniziano a riempirsi di ragazzi, musicisti che scaricano gli strumenti e le prime note distorte che rimbalzano contro le pareti di roccia del Matese. È il momento in cui si accende lo spirito descritto nel manifesto del festival: gente che si rivede dopo un anno e si abbraccia come se fosse passato un giorno. Trovate un posto in paese o vicino all'area concerti, ordinate una birra fresca e godetevi la trasformazione del borgo che si prepara alla festa.
Quando il sole tramonta dietro le cime del Matese, le luci del palco si accendono ufficialmente. Il programma di questa XXVII edizione è una maratona imperdibile di musica indipendente. L'apertura è un vero e proprio viaggio siderale con gli Atom Lux, il progetto space-psych-rock di Lucio Filizola (Argonauta Records) pronto a incendiare il palco con i brani di Voidgaze Dopamine Salad e nuovi pezzi. A seguire, l'evocativo "teatro rock" dei siciliani Santamarea (vincitori di Musicultura), le melodie graffianti e contemporanee di Wepro e il travolgente power-blues dei londinesi Rival Karma. Cosa fare dopo i live: La notte è giovane. Subito dopo l'ultimo concerto, ci si sposta in pista per il DJ set di Dottor Gonzo che vi farà ballare fino a notte fonda.
La seconda serata parte con il crossover e le sperimentazioni degli Ipnogea, per poi passare all'indie-rock dei Jennifer in Paradise e alle ritmiche serrate dei Merging Beats. L'apice della serata sarà segnato dalla micidiale scarica punk rock dei Plaiins, band attiva sull'asse Amburgo-Londra, famosa per live incendiari e di grandissimo impatto.
La chiusura del festival: L'ultimo ballo dell'edizione 2026 è affidato al duo Danila Gipsy & Mr Frangetta, per consumare le suole delle scarpe fino all'alba.
Taccuino di viaggio e Info Utili
Quando: Venerdì 10 e Sabato 11 Luglio 2026
Ingresso: Rigorosamente gratuito per tutti i concerti.
Consiglio: Portate una felpa o una giacca leggera. Siamo nel cuore del Matese e la sera, quando il rock picchia duro, l'aria di montagna rinfresca rapidamente.
Contatti: Per mappe, campeggi, alloggi convenzionati e orari precisi, segui le pagine Instagram e Facebook di Rocka in Musica o chiama il numero
3286396986
domenica 28 giugno 2026
Case Sparse Fest, musica, natura e storia a Rocchetta a Volturno
Ufficializzata la line-up della quinta edizione, in calendario il 17 e 18 luglio a Villa Neri. Un cartellone di altissimo profilo che unisce musica indipendente, memoria storica e grandi itinerari culturali.
Il sole di luglio picchia forte sulla roccia calcarea delle Mainarde, ma quassù, tra l’ombra dei faggi e il respiro fresco del Volturno, il tempo segue un ritmo tutto suo. Il Case Sparse Fest – in calendario venerdì 17 e sabato 18 luglio 2026 a Villa Neri (Rocchetta a Volturno in provincia di Isernia, comune situato nell'area del Parco Nazionale D'Abruzzo, Lazio e Molise)) – non è solo una rassegna musicale, ma un piccolo manifesto di rigenerazione sociale firmato dall'associazione Mainarde Lab Aps.
Il nome stesso del festival racconta una ferita e una rinascita: "Case Sparse" evoca infatti quella costellazione di nuove abitazioni e sentieri nata a valle nel secondo dopoguerra, quando gli abitanti furono costretti ad abbandonare l'antico e instabile borgo medievale di Rocchetta Alta. Oggi il festival unisce la musica indipendente a questa memoria, abbattendo ogni distanza tra artisti, residenti e viaggiatori.
La Line-up del Festival: dall'eclettismo al combat-rock
I palchi all'aperto di Villa Neri si accenderanno a partire dalle ore 19:00, offrendo una due giorni densa di contaminazioni e dominata da pesi massimi della scena indipendente:
Venerdì 17 luglio – Il viaggio e l'uragano jazz: L'apertura è affidata a D(--)B Reworks, un progetto trasversale ispirato da viaggi e diverse influenze culturali, capace di fondere ritmi dub, reggae ed elettronica in un'affascinante e rarefatta esplorazione sonora. Alle 22:00 la scena sarà tutta per il grande protagonista della prima serata: Daniele Sepe, sul palco con il progetto "Spiritus Mundi" & Galactic Syndicate.
Sabato 18 luglio – L'energia militante dei 99 Posse: mentre l'apertura (ore 19.00) sarà affidata nuovamente alle sonorità di D(--)B Reworks, il fulcro assoluto della serata (ore 22:00) sarà l'energia incendiaria dei 99 Posse.
Cosa fare di giorno: itinerari tra arte, natura e storia
Le attività outdoor e i luoghi d'interesse si sviluppano tutti a pochissimi chilometri dal centro del festival, offrendo lo scenario perfetto per una breve vacanza immersa nella natura incontaminata, dato che l'intero territorio fa parte del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise:
Natura selvaggia e cammini del Parco: Trovandosi all'interno del Parco Nazionale, l'area offre una biodiversità e paesaggi mozzafiato. Per rinfrescarsi ci sono le fiabesche e cristalline Sorgenti del Volturno, le cui acque limpidissime possono essere costeggiate a piedi o in bicicletta. Gli amanti del trekking e delle escursioni guidate possono esplorare gli antichi tratturi e i sentieri che si snodano tra i boschi tutelati dall'area protetta, oppure perdersi nel silenzio del borgo fantasma di Rocchetta Alta.
La memoria del Novecento e la Resistenza: Queste montagne sono state l'epicentro di snodi cruciali della Seconda Guerra Mondiale lungo la Linea Bernhardt. A Rocchetta Nuova è d'obbligo una tappa al ricco M.I.G.M. (Museo Internazionale delle Guerre Mondiali). Per i camminatori, l'itinerario storico per eccellenza è l'ascesa a Monte Marrone, teatro dell'eroica battaglia degli Alpini del Corpo Italiano di Liberazione nel marzo 1944. Poco distante, la storia incrocia il tragico sacrificio del giovane intellettuale Giaime Pintor, ricordato da un cippo proprio nei pressi di Castelnuovo al Volturno.
I tesori d'arte e archeologia: A brevissima distanza si può scoprire l'Abbazia di San Vincenzo al Volturno, uno dei poli monastici più importanti dell'Europa altomedievale che custodisce gli straordinari affreschi del IX secolo nella Cripta di Epifanio. Altrettanto suggestiva è la vicina Chiesa di Santa Maria delle Grotte, un santuario benedettino semi-rupestre romano-gotico con una vera e propria galleria pittorica nella roccia viva.
L'Atelier di Charles Moulin: Sempre nella frazione di Castelnuovo si trova la casa-museo dell'omonimo pittore francese, che scelse l'eremitaggio volontario tra le vette delle Mainarde per catturarne la luce e la natura solitaria, oggi protetta dal Parco Nazionale.
Tra un'escursione e l'altra, la vita del festival a Villa Neri continuerà a scorrere pigra tra aree relax, mercatini artigianali e stand enogastronomici dedicati alle eccellenze locali.
martedì 12 maggio 2026
Campobasso, il tramonto della “Città Totale” e la sfida della Città-Territorio
lunedì 6 aprile 2026
La barbarie comincia tra le mura di casa. Neoliberismo, dogma e il grido del pop britannico (1980-1989)
C’è un’emozione profonda, quasi viscerale, che mi assale quando ripenso alla musica degli anni Ottanta. Non è solo nostalgia per l’estetica di un decennio; è il ricordo del momento esatto in cui milioni di noi, adolescenti tra l'Europa e l'America, abbiamo capito di non essere più soli. In quel tempo di cambiamenti sismici, la musica che arrivava dal Regno Unito non fu solo svago, ma un atto di resistenza contro il silenzio imposto da tradizioni arcaiche e nuove ferocie economiche.
Per comprendere la portata di quel grido, dobbiamo guardare alle macerie dei tardi anni Settanta. In Italia, quegli anni erano stati segnati dal "piombo", dalle lotte di piazza e da una politicizzazione estrema che spesso schiacciava l'individuo sotto l'ideologia. Nel Regno Unito, il decennio si chiudeva con un senso di declino inarrestabile. L'ascesa di Margaret Thatcher (1979) e Ronald Reagan (1981) impose al mondo il volto del neoliberismo.
La società, secondo la Thatcher, "non esisteva": esistevano solo gli individui. Mentre il mercato mondiale veniva deregolamentato, creando una nuova classe di ricchi globali, le tutele sociali per i giovani e le famiglie meno abbienti venivano smantellate. In questo deserto di solidarietà, la musica divenne l'unico "welfare emotivo" capace di denunciare la brutalità del sistema. Una delle contraddizioni più dolorose di quegli anni fu il persistere di una morale religiosa soffocante, che agiva spesso come copertura per la violenza domestica e di genere. In Italia, il cattolicesimo permeava ancora ogni fibra del tessuto sociale. Nonostante le conquiste civili (come il divorzio o l'aborto), la struttura patriarcale rimaneva intatta.
La violenza "dentro casa" era un tabù protetto dal
concetto di sacralità della famiglia. Nel Regno Unito e in Irlanda, il
conservatorismo anglicano e cattolico esercitava una pressione simile. In
Irlanda del Nord, il conflitto religioso esacerbava la violenza sui giovani,
mentre nell'Inghilterra profonda, il perbenismo vittoriano nascondeva sotto il
tappeto gli abusi nelle scuole e nelle parrocchie. Gli artisti di quel periodo
ebbero il coraggio di sfidare non solo il governo, ma anche la Chiesa, portando
alla luce i traumi subiti da una generazione cresciuta tra sensi di colpa e
sottomissione.
Una playlist della consapevolezza.
Ecco una selezione di brani che hanno trasformato il dolore privato in una
coscienza collettiva globale:
The Smiths - Barbarism Begins at Home (1985) Il manifesto del decennio: descrive come la violenza inizi tra le pareti domestiche sotto forma di "disciplina".
The Police - Don't stand so clode to me (1980) Smaschera l'abuso di potere psicologico dietro l'attrazione inappropriata tra adulto e minore.
The Style Council – Walls Come Tumbling Down! (1985) Paul Weller non fa sconti e denuncia la violenza sociale e istituzionale esercitata contro le giovani generazioni e la classe lavoratrice.
Bronski Beat - Smalltown Boy (1984) Il manifesto definitivo sulla violenza omofobica e il rifiuto familiare. Racconta la storia di un giovane costretto a fuggire dalla propria città dopo aver subito aggressioni e il disprezzo delle istituzioni (polizia e chiesa).
Ripensando oggi a quel decennio, appare chiaro che la vera rivoluzione non è avvenuta nelle borse valori di Londra o nei palazzi del potere di Washington, ma nelle camerette di milioni di adolescenti. Tra le pareti tappezzate di poster, mentre il mondo fuori si faceva gelido e calcolatore sotto il peso del neoliberismo e dei dogmi religiosi, noi trovavamo rifugio in un solco di vinile.
Quelle canzoni non erano semplici melodie; erano bussole emotive. Ci hanno insegnato a riconoscere la "barbarie" anche quando indossava l'abito rispettabile di un genitore o la tonaca di un precettore. Ci hanno sussurrato che il nostro dolore non era un peccato da espiare in silenzio, ma un diritto violato da gridare al mondo.
Oggi, quella musica risuona ancora con una purezza quasi dolorosa. Ci ricorda che, nonostante i tentativi di ridurci a meri consumatori o a fedeli obbedienti, siamo rimasti quegli "Smalltown Boys" e quelle ragazze coraggiose che hanno cercato la verità nel rumore. Gli anni Ottanta ci hanno lasciato in eredità una lezione fondamentale: la bellezza può nascere anche dalle ferite, purché qualcuno abbia il coraggio di metterle in musica.
E finché quel battito continuerà a risuonare, nessuna mura domestica sarà mai abbastanza alta da soffocare la nostra voce. Siamo stati i figli di un'epoca contraddittoria, ma siamo stati anche i primi a rompere il vetro del silenzio. E quella, forse, è stata la nostra vittoria più grande.








