martedì 15 luglio 2014

"Un giorno triste così felice. Sócrates, viaggio nella vita di un rivoluzionario"


Giovedì 17 luglio alle ore 19,00 presso il Blow Up Cafè, grazie ai ragazzi della Soupy Records, insieme a Vladimiro Cotugno (giornalista de Il Corriere dello Sport) e a Lorenzo Iervolino, scrittore del collettivo romano Terranullius, autore del libro "Un giorno triste così felice. Sócrates, viaggio nella vita di un rivoluzionario", parleremo del poeta calciatore, della sua vita, della democrazia corinthiana e del Brasile,di calcio romantico fatto di colpi di tacco, impegno sociale, divertimento, laboratorio politico, irriverenza, allegria. A seguire aperitivo e dj set funky tropicalista con le mie selezioni su vinile. Beh...dico... partecipate no o siete diventati tutti crucchi?


martedì 1 luglio 2014

Ricordando Nino Agostino e Ida Castelluccio: i misteri del delitto di Villagrazia di Carini

Ho conosciuto Palermo partecipando alle numerose manifestazioni che, anno dopo anno, in qualsiasi stagione ed in gran parte dei quartieri della città si tengono per ricordare i caduti della guerra alla mafia. Esiste infatti una sorta di percorso della memoria (che non si trova in nessuna guida turistica) che vede le lapidi ed i cippi di magistrati, giornalisti, poliziotti, carabinieri, commercianti, imprenditori, militanti politici, uccisi per mano della mafia. “Chi è quell’uomo con quella lunga barba bianca?” domandai ingenuamente alla mia futura moglie in una manifestazione alla fine degli anni ’90. “E’ il papà di Agostino” rispose Roberta. Davo per assodato che Agostino fosse un suo amico. Non era così.


L’uomo dai lunghi capelli e dalla barba bianca è Vincenzo Agostino, padre dell’agente Antonino Agostino che, insieme alla giovane moglie Ida Castelluccio, incinta di cinque mesi, furono assassinati nei pressi di Villagrazia di Carini il 5 agosto 1989. Da allora Vincenzo non si è più rasato per protesta, giurando sulla bara del figlio, finché non verrà fuori tutta la verità sulla morte di Nino e di sua moglie. Oggi 1 luglio 2014 la famiglia Agostino ha voluto ricordare i 25 anni di matrimonio di Antonino e Ida avvenuto il 1 luglio 1989, attraverso un’iniziativa pubblica che si terrà nella Parrocchia S. Gaetano in Via Brancaccio. Una cerimonia di festa per celebrare la vita dei due giovani sposi assassinati da Cosa Nostra, attraverso la musica, la poesia, i tanti momenti di preghiera e di lettura e dibattito. Anche a Villagrazia di Carini, sul lungomare Cristoforo Colombo, esiste una targa apposta tre anni fa che ricorda l’uccisione dei due coniugi. Ma che accadde il 5 agosto 1989? Antonino Agostino, detto Nino era un poliziotto ed agente del Sisde, il Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica, un servizio dell’intelligence italiana in attività fino alla riforma del 2007, quando è stato sostituito dall’Aisi (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna). Una sigla che ritroviamo in tanti scandali politici in cui rimase coinvolta negli anni ’80, i cui vertici comparirono nella lista degli iscritti alla loggia P2.
Quel giorno Antonino non era armato: doveva festeggiare il compleanno di sua sorella in una delle tante ville e case di campagna che fanno di Villagrazia un enorme agglomerato urbano senza nomi di strade, numeri civici e servizi. Quel giorno mentre si apprestava ad entrare in una di quelle ville insieme alla moglie Ida, un gruppo di sicari in motocicletta cominciò a sparare contro la coppia. Agostino venne colpito da vari proiettili, mentre la Castelluccio venne ferita da un solo colpo: quando i famigliari si precipitarono fuori dall’abitazione erano entrambi già morti. Agostino stava indagando sul fallito attentato dell’Addaura, una fascia di Palermo che circonda Monte Pellegrino sul lato mare, dove risiedeva il giudice Falcone per il periodo estivo. La mattina del 21 giugno 1989, gli agenti di polizia addetti alla protezione personale del giudice Falcone trovarono 58 cartucce di esplosivo, di tipo Brixia B5, all'interno di un borsone sportivo,  accanto ad una muta subacquea e delle pinne abbandonate, nella spiaggetta antistante la villa affittata dal magistrato, che aspettava i colleghi svizzeri Carla del Ponte e Claudio Lehmann con cui doveva discutere sul filone dell'inchiesta "pizza connection" che riguardava il riciclaggio di denaro sporco. L'esplosivo era stipato in una cassetta metallica, ed era innescato da due detonatori. Secondo le indagini dell'epoca, alcuni uomini non identificati piazzarono l'esplosivo, il quale non esplose: all'epoca ciò fu attribuito ad un fortunato caso (si parlò di un malfunzionamento del detonatore)
Agostino aveva forse scoperto qualcosa di importante su quel borsone-bomba dell'Addaura e per questo è stato eliminato. La notte dell’assassinio, alcuni ignoti "uomini dello Stato" riuscirono ad entrare nell'abitazione dei coniugi defunti e fecero sparire degli appunti che riguardavano delle importanti indagini che stava conducendo l’agente del Sisde. Ai funerali della coppia tenutisi il 10 agosto 1989, erano presenti sia Giovanni Falcone che Paolo Borsellino. Fu lo stesso Falcone, durante il funerale a dire ad un suo amico commissario “Io a quel ragazzo gli devo la vita”.
Sui moventi dell’assassinio di Nino Agostino e di sua moglie è calata una delle tante cappe oscure che hanno contraddistinto la lotta contro Cosa Nostra in Sicilia. Lo stesso Pm Nino Di Matteo sostiene come ci si scontri costantemente con innumerevoli reticenze da parte di uomini delle istituzioni, nonostante non ci sia un segreto di stato sul caso dei coniugi Agostino.
Dopo il duplice omicidio fu Arnaldo La Barbera, ex-questore di Palermo, ad indirizzare le indagini verso un movente “passionale”, sequestrando tutto il materiale dell’inchiesta di Agostino nonché quanto trovato a casa dei due novelli sposi. Nella squadra investigativa ebbe un ruolo il funzionario di polizia Guido Paolilli, tra l’altro amico e collega di Nino, testimone in favore di Bruno Contrada, allora capo dei servizi segreti, nel processo a suo carico. Paolilli, poi indagato per favoreggiamento nel 2011, venne intercettato mentre confessava al figlio di aver distrutto le carte nella casa dei coniugi Agostino. Lo stesso Paolilli confessò al padre di Nino che “la verità non gli avrebbe fatto piacere, e che durante la terza perquisizione nella casa del figlio, aveva requisito 6 fogli che avrebbe voluto fargli leggere.” Documenti mai letti da Vincenzo Agostino che, nelle sue testimonianze, ha ricordato agli inquirenti di un biglietto trovato nel portafogli del figlio nel quale c’era scritto “Se mi succede qualcosa, andate a cercare nell’armadio di casa». L’armadio, nel corso delle due perquisizioni accertate dalla Questura, fu trovato ufficialmente vuoto.
Nell’agosto 2011  oltre a Paolilli è stato indagato Antonio Daloiso, ex-capo di gabinetto dell'Alto Commissariato antimafia, ex Prefetto di Messina e Reggio Calabria oggi in pensione e tale Aiello - agente di polizia - anche lui in pensione. Sembra che entrambi avessero contatti con il boss Gaetano Scotto. L’iscrizione nel registro delle indagini della Procura di Palermo è arrivata grazie alla testimonianza di Ignazio D’Antone, condannato per mafia e ancora oggi detenuto, detto “Il bruciato” e del pentito Vito Lo Forte detto “lo zoppo”, che avrebbe riconosciuto Aiello in una foto del 2009.
Manifestazione Agende Rosse - Via D'Amelio - Palermo 2012
Secondo Lo Forte sia Daloiso che Aiello facevano parte di un complotto per uccidere Falcone nella sua casa di mare nell'Addaura e che Agostino era uno “007” infiltrato, ucciso per aver aiutato  Emanuele Piazza a sventare l’attentato al giudice - anche lui giovane agente del Sisde che si occupava di scovare i latitanti, assassinato nel marzo del ’90 ed il suo corpo mai più ritrovato. Tra le altre testimonianze quella del  pentito Oreste Pagano, che racconta di aver saputo da terzi, nel corso di un matrimonio in Canada, che il boss Gaetano Scotto aveva ucciso Agostino e la moglie poiché stava indagando sui rapporti tra le cosche ed alcuni componenti della questura. “E’ stato ucciso – ha dichiarato Pagano - perché voleva rivelare i legami mafiosi con alcuni della questura di Palermo. Anche sua moglie sapeva: per questo hanno ucciso anche lei.”
La verità su questo duplice assassinio, forse dimenticato dai media, probabilmente non verrà mai alla luce. Troppe le resistenze, i depistaggi, il calo di attenzione dell’opinione pubblica e della stessa magistratura dopo venticinque anni. Ed allora oggi si festeggia la loro vita o quella che sarebbe stata con i loro venticinque anni di matrimonio. Probabilmente il modo migliore per ricordare Antonino Agostino e Ida Castelluccio, dato che ormai gli assassini potranno godere della prescrizione. A ricordarci di queste due giovani vite resta la tenacia dei genitori di Antonino Agostino ed i capelli e la barba bianca da patriarca biblico di Vincenzo Agostino che sicuramente incontrerò nuovamente in Via D’Amelio per ricordare ancora una volta il giudice Borsellino. 







lunedì 30 giugno 2014

Torna il cervo sul Matese: inaugurata l'area faunistica dell'Oasi WWF di Guardiaregia - Campochiaro




Si è respirata una bella atmosfera sabato 28 giugno a Campochiaro per l’inaugurazione dell’area faunistica del Cervo, all’interno dell’oasi naturalistica del WWF di Guardiaregia – Campochiaro. Una presenza determinante quella della storica associazione ambientalista sul massiccio del Matese che, anno dopo anno, viene consolidata grazie al lavoro, alle sue strutture e alle numerose iniziative messe in campo soprattutto nel periodo estivo. 
Una presenza incoraggiata finalmente anche dalle amministrazioni comunali dei due centri matesini che hanno compreso l’importanza di un presidio del genere in una zona ricca di interessanti siti, sicuramente validi per un turismo sostenibile, sensibile e attento alla bellezza e all’importanza del massiccio a cavallo di Molise e Campania. Circa un centinaio le presenze per l’inaugurazione ufficiale dell’area dedicata al cervo che sin dalla mattina hanno atteso l’arrivo di Tommaso, cervo maschio proveniente da Villavallelonga (Aq) - comune situato all’interno del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise - che con la sua presenza porta a due (l’altro esemplare di cervo maschio già presente si chiama Bonifacio) il numero di esemplari in località Fonte Litania di Campochiaro. Si tratta di un ulteriore passo verso la tutela naturalistica e soprattutto verso il pieno recupero della biodiversità del Matese. E’ stato Nicola Merola, responsabile dell’Oasi, a spiegare come “L’area faunistica dell’Oasi WWF sia da considerare come il punto di arrivo di un complesso lavoro obbligatorio di autorizzazioni sanitarie e amministrative ottenute localmente, come anche una serie di valutazioni ministeriali e la collaborazione imprescindibile del Comune di Campochiaro e dell’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.” Misurata preoccupazione è stata espressa dal sindaco di Campochiaro Antonio Carlone, nella conferenza stampa, circa l’autorizzazione di due centrali biomasse (da cippato di legno) nei territori dei due comuni, chiedendo la collaborazione di cittadini ed associazioni sensibili alla materia ambientale. 
Infine il momento atteso, quello della liberazione di Tommaso che, tra flash fotografici, applausi e sorpresa dei tanti bambini presenti, è sceso delicatamente dal suo box, si è inoltrato nella boscaglia, lasciandosi fotografare e riprendere dai presenti per qualche minuto. Subito dopo la festa c’è stato l’ottimo pranzo offerto dalla Pro Loco “Guido Pittarelli” di Campochiaro, ingentilito dai canti del gruppo folkloristico del comune matesino, che ha indossato per l’occasione i pesanti abiti in velluto e panno della tradizione. L’area faunistica del cervo di Campochiaro oltre alla recinzione e alle strutture per gli animali, offre anche un sentiero natura attrezzato ed un centro visita dedicato al cervo europeo creato proprio per approfondire anche dal punto didattico e scientifico la conoscenza dell’ungulato. Per info: 338.3673035 (Guardia Oasi).

mercoledì 11 giugno 2014

Discorso ai giovani di Enrico Berlinguer del 18 aprile 1982

Discorso ai giovani di Enrico Berlinguer del 18 aprile 1982

Bisogna riflettere su alcune caratteristiche peculiari dell'epoca in cui viviamo e pensare ai problemi che cominciano a porsi come decisivi per i prossimi due decenni fino e oltre il duemila; nel periodo cioè in cui vivranno e raggiungeranno la maturità i giovani di oggi. A questa soglia dello sviluppo storico si presentano probleni non solo del tutto nuovi, cosa che è accaduta in varie epoche del cammino dell'umanità, ma di portata tale da generare possibilità e pericoli straordinari e sin qui impensati e impensabili. Dobbiamo innanzitutto al progresso continuo delle scienze sperimentali le possibilità davvero inaudite e straordinarie che si aprono per migliorare la vita del genere umano.
La nuova tappa della rivoluzione scientifica e tecnologica è sotto i nostri occhi, fa già parte delle nostre esistenze e per i giovani di oggi costituisce, ormai, quasi una condizione naturale e scontata. Ma proprio perciò occorre riflettere bene intorno alle occasioni offerte dalla scienza per non smarrirne il significato e la portata, per cogliere bene quali prospettive positive possono essere aperte e quanto gravi siano, di contro, le limitazioni, le contraddizioni, i rischi generati dai vincoli sociali e politici e da un uso distorto delle scienze e delle tecniche. Mai come oggi la conoscenza della costituzione della materia inanimata e vivente è giunta sino ad individuare molti dei meccanismi più remoti del mondo fisico, dei processi chimici, degli svolgimenti biologici. La ricerca pura ha aperto il campo a progressi e a veri e propri salti di qualità nelle applicazioni tecnico-pratiche. Emergono sopra ogni altra, in questi anni, le possibilità offerte dalla elettronica - e poi dalla microelettronica - nel campo delle comunicazioni, delle informazioni, dell'organizzazione del lavoro nella fabbrica e nell'ufficio e nel campo stesso della vita individuale e della vita associata.
Nuove risorse d'energia sono state scoperte ed esse sono tali da poter annullare nel futuro l'incubo della fine delle risorse non riproducibili. Sono stati inventati modi nuovi di trarre energia da risorse riprodotte, a cominciare dall'energia solare.
Anche la disponibilità di altre materie prime e di alimenti può trovare nuove possibilità in ricerche in atto e in altre che potrebbero essere avviate per utilizzare pienamente e razionalmente le risorse del suolo, del sottosuolo, dei mari e degli spazi.
[...]
Ma non vi è soltanto il progresso tecnico-scientifico.
Se noi volgiamo lo sguardo alla storia di questo secolo - che conclude il secondo millennio della forma di incivilimento cui apparteniamo - scorgiamo straordinari progressi nella coscienza dei popoli e delle persone umane che li compongono. Vi è stato, innanzitutto, un risveglio da forme di soggezione secolare, di esclusione, di avvilimento della parte più grande del genere umano. Pensiamo a quello che era all'inizio del secolo la condizione dell'Asia, dell'Africa, dell'America Latina ma anche di tanta parte del proletariato e dei lavoratori nell'Europa e nell'America settentrionale, per avere l'idea del rivolgimento radicale che si è venuto attuando. Un rivolgimento peraltro, che non è stato il portato meccanico delle trasformazioni scientifiche e tecnologiche. Queste trasformazioni hanno generato condizioni nuove, ma vi sono state guerre, ci sono volute rivoluzioni, lotte, sofferenze e sacrifici inauditi per arrivare là dove siamo arrivati.
Il processo di liberazione dei popoli si è fondato sopra il risveglio delle coscienze individuali di centinaia di milioni, di miliardi di uomini. La partecipazione alla lotta non solo accende gli animi, ma li dispone alla conoscenza, rendendoli protagonisti attivi di un processo di mutazione. Non per caso la volontà dei conservatori e dei reazionari di ogni latitudine e di ogni stampo, è innanzitutto quella di tenere, o di rendere, passivi e conformisti le donne e gli uomini, ma innanzitutto le giovani generazioni.
Insieme alle conoscenze generate dalla presenza nel generale moto di innovazione e di lotta, a determinare una modificazione delle coscienze, non mai così estesa e così rapida, è venuto uno straordinario aumento della informazione che, pur dando vita anche a forme nuove e più sofisticate di manipolazione delle coscienze, ha spezzato isolamenti e chiusure talora antichissime e ha determinato per la prima volta nella storia del mondo un autentica contemporaneità degli eventi.
Da tutto questo è derivata anche la possibilità di ripensare i fondamenti più profondi del nostro vivere in società, sino alla ridiscussione dei ruoli storicamente assegnati agli uomini e alle donne.
Siamo oggi, con lo svolgimento dei nuovi movimenti femminili e femministici, all'inizio - un inizio certo contrastato e pieno anche di intime contraddizioni - di un mutamento nelle coscienze delle donne destinato alle conseguenze più grandi. Non si insisterà mai abbastanza sul fatto che il ripensamento della condizione secolarmente fatta alle donne, lo sviluppo del loro movimento di liberazione e il superamento dei limiti della concezione puramente emancipatrice - che consisteva nel proporre alle donne l'imitazione del modello maschile - tutto questo porta con sé una riconsiderazione generale della società, dei modi stessi della sua trasformazione, e della politica.
Siamo dunque di fronte ad un balzo in avanti straordinariamente grande nella storia umana e al dischiudersi di potenzialità sin qui sconosciute o solo vagamente immaginate. Ma guai a non vedere che, nello stesso tempo, si aprono dinnanzi all'umanità potenzialità negative anch'esse mai prima esistite.
Il primo e più drammatico pericolo è costituito dalla possibilità di giungere ad una guerra di distruzione totale. Per quanto rovinose e sterminatrici siano state le guerre del passato, in particolare quelle di questo secolo, mai si era profilata la possibilità di un evento bellico tale da porre fine a ogni forma di sopravvivenza dell'uomo su questa terra.
Contemporaneamente, l'uso irragionevole delle nuove tecniche e uno sviluppo quantitativo imponente, ma incontrollato ha già determinato non solo la possibilità, ma la minaccia concreta di rovine ecologiche gravissime e irreparabili. L'allarme lanciato da alcuni tra i maggiori studiosi contemporanei avverte sull'esistenza di danni crescenti per le acque - i fiumi, i laghi, i mari - e per l'aria che respiriamo, per l'atmosfera e per la troposfera che circonda la Terra.
[...]
Grava poi sulla umanità l'incubo della insufficienza delle risorse alimentari dinnanzi ad una espansione demografica senza precedenti, mentre immense risorse vengono dissennatamente dilapidate e mentre lo spreco dilaga nei Paesi ricchi. Cresce così il divario tra il Sud e il Nord del mondo: un divario intollerabile per ragioni di giustizia e foriero, se non avviato a essere superato, di esplosioni di imprevedibile portata.
E tuttavia anche nei paesi ricchi, anche negli Stati Uniti, la povertà, quella vecchia e quella nuova, non è stata vinta e la disoccupazione o la inoccupazione, e l'emarginazione, colpiscono una quota crescente di popolazione, innanzitutto di popolazione giovanile. Nei paesi della Comunità europea occidentale e negli Stati Uniti si sfioreranno questo anno i venti milioni di disoccupati. La inoccupazione giovanile è divenuta un fatto endemico e strutturale, con conseguenze umane gravissime: un frutto dovuto cioè non all'andamento del ciclo economico, che può solo ridurlo o aumentarlo di poco, ma alle caratteristiche di processi produttivi e di innovazioni tecnologiche guidati dalla legge del massimo profitto.
Si esercitano sulle nuove generazioni fino dalla prima adolescenza, sollecitazioni crescenti per il consumo, e in particolare per nuovi consumi individuali. Si aumenta costantemente il loro patrimonio di informazione, ma contemporaneamente non si riesce ad assicurare ai giovani un tempestivo ingresso nel mercato del lavoro. Di qui nasce una condizione che non è certo più quella, almeno nella maggior parte dei casi, dell'estrema indigenza, (com'era ancora nell'Italia che usciva dal fascismo), ma è sicuramente una condizione di frustrazione profonda, causa non certo unica, ma non ultima di tante forme di sbandamento.
Dinnanzi a minacce e pericoli non mancano e anzi sono ampie e forti le risposte positive tra le vecchie e le nuove generazioni. E tuttavia non si può mancar di vedere le forme molteplici di incattivimento di modelli di violenza, di sopraffazione, di arbitrio, sino alle forme degenerative estreme del terrorismo, della mafia, della camorra e dei regimi repressivi di massa in tanti paesi del mondo.
Vi è anche chi teorizza che fenomeni come quelli del dilagare crescente nel consumo della droga pesante oppure dell'estendersi della criminalità organizzata, sarebbero uno scotto inevitabile per sistemi democratici, dove sono garantite le libertà dei cittadini. Noi non lo crediamo. Noi pensiamo piuttosto che nel presentarsi di questi mali si manifesti non una inevitabile conseguenza dei sistemi democratici, ma piuttosto una loro degenerazione profonda: una degenerazione dovuta alla contraddizione sempre maggiore tra il carattere sociale della produzione e le forme della conduzione economica, tra le motivazioni egoistiche sostenute come molla della società capitalistica e il bisogno crescente di solidarietà e di reciproca comprensione umana, tra il permanere di zone vastissime di vecchia e nuova emarginazione e la sfacciata opulenza, tra le prediche moraleggianti e i pessimi esempi pratici dati proprio da molti di coloro che dovrebbero fornire il buon esempio.
Non è dunque il sistema delle libertà democratiche che determina i guasti e le contraddizioni della società in cui viviamo, ma la incapacità di saldare libertà, giustizia ed efficienza.

Di fronte a questi problemi che caratterizzano la nostra epoca, sorgono dei quesiti urgenti. Quanti nel mondo - e come - pensano davvero a problemi di questa natura, muovendo da un'analisi oggettiva e da una visione che abbia al suo centro la preoccupazione per il futuro dell'umanità?
E che cosa si può e si deve fare perché prevalgano le alternative positive, quelle che vanno in direzione della difesa della vita e della pace e della affermazione della giustizia nei rapporti tra i popoli e all'interno delle nazioni?
Dobbiamo innanzitutto alla parte più umanamente sensibile del mondo scientifico italiano e internazionale non solo l'avvertenza dei pericoli gravi che l'umanità attraversa, ma anche i primi rilevanti tentativi di indicare ai popoli e agli Stati le possibili risposte.
[...]
Vi è insomma una preoccupante diminuzione del tasso di saggezza nei reggitori del nostro Paese e, per quanto si vede, nel mondo intero. Conforta, va però detto, che sta crescendo il numero di esponenti politici che cominciano a porsi e a porre alcuni dei problemi che ho ricordato in tutta la loro drammaticità. Basta pensare, per quanto riguarda il problema Nord-Sud, alle analisi e alle denuncie di Fidel Castro e di Willy Brandt.
Vi sono inoltre organismi internazionali, istituzioni e associazioni religiose (la Chiesa cattolica, le altre chiese cristiane) che hanno lanciato allarmi, rivolto moniti e in molti casi promosso iniziative.
Fra le forze che pensano ai massimi problemi cui ho accennato c'è il Partito comunista italiano. Abbiamo molti difetti, ma non quello di sfuggire all'analisi e al confronto con la realtà del mondo di oggi, di non sforzarci di comprenderla in tutta la sua portata e di non cercare di elaborare nostre proposte, di sviluppare iniziative, di stabilire contatti e intese con tutte le forze che possono e devono essere interessate a far marciare le cose nella direzione giusta.

Tutto ciò ha gettato i comunisti italiani in una impresa e in una lotta quanto mai ardua e tale da esporli a incomprensioni e polemiche, tanto da parte di correnti dogmatiche e conservatrici quanto da parte di correnti opportunistiche e di adagiamento. Impresa e lotta ardue, ma piene di fascino.
Non è cosa diversa o separabile da questa nostra ricerca la nostra iniziativa per una concezione e realtà del socialismo, quello che voi giovani comunisti avete chiamato giustamente un "socialismo nuovo".
L'esigenza di una concezione e di una strada originali non deriva unicamente dalla constatazione di insufficiente e limiti altrui (dei modelli di tipo sovietico e delle esperienze socialdemocratiche), ma anche e innanzitutto dai problemi posti dall'età che stiamo vivendo, dai processi di trasformazione materiale, dalla esistenza di contraddizioni profonde, non prima conosciute.
Noi riscopriamo proprio così l'esigenza del socialismo inteso come sforzo per una direzione consapevole e democratica dei procesi economici e sociali, fondata sulla difesa e la pienezza di tutte le libertà. Ci si risponde che il socialismo come lo pensiamo noi non esiste e che quindi si tratta di una parola vuota. Qunado iniziarono le prime rivoluzioni liberali le Costituzioni democratiche non esistevano, ma non per questo parole come Democrazia e Costituzione erano parole vuote.
Se tutte le parole che esprimono nuovi bisogni per la società fossero state considerate superflue, la storia propriamente umana non sarebbe neppure cominciata. E' del resto del tutto falso che la parola socialismo non sia venuta già esprimendo valori universali, così come la parola democrazia. Nella idea socialista è compresa come essenziale la necessità di forme consapevoli di direzione del processo economico al fine di garantirne un equilibrato sviluppo e una maggiore giustizia sociale. Il fatto che molte esperienze siano state manchevoli od erronee non elimina il valore di queste esigenze. Non elimina cioè il fatto - già segnalato politicamente da Togliatti nel memoriale di Yalta - che la necessità di forme programmate di intervento pubblico nella economia non può più essere in nessuna parte del mondo negata, neppure nei sistemi capitalistici, così come non si può disconoscere il bisogno di una più ampia giustizia sociale.
La discussione sarà ed è sul rapporto tra programmazione e mercato, tra spinta alla eguaglianza e bisogno di differenze: ma questa è già una discussione che implica l'idea della trasformazione sociale. Ecco perché noi non pensiamo che possa essere definito moderno chi mette in parentesi la parola socialismo oppure dichiara la santa crociata contro di essa. E' vero perfettamente il contrario: è vero cioè che l'idea socialista e comunista continua ad essere la giovinezza del mondo.
Ciò che si è venuto logorando sono molte delle esperienze concrete che dimostrano i limiti, non solo pratici, di concezioni, di posizioni maturate molto tempo fa, all'inizio del secolo.
[...]
Oggi siamo in una fase nuova e diversa dello sviluppo della lotta per il socialismo. Non da ora, certo, i comunisti italiani hanno considerato superato il mito dei paesi di tipo sovietico, mito che pure si costruì non a caso e che aiutò altre generazioni comuniste a far fronte con onore ai propri doveri, mentre molti altri (anche se non tutti) crollavano. Tuttavia questo processo si è ora completato.
Quei modelli di società e di Stato non solo - e da tempo - li giudichiamo non trasferibili in paesi come il nostro. Si viene rivelando la necessità che anche in quei paesi siano attuate riforme economiche e politiche che invertano i processi di stagnazione e di involuzione in atto in diversi di essi, processi che non possono certo essere arrestati, con misure repressive gravi, come quelle adottate dai militari in Polonia. Noi non pensiamo che si possa giungere a realizzare e a difendere trasformazioni di tipo socialistico nelle società e negli stati senza difficoltà, senza fatiche, senza contrasti e lotte. Ma vi è solo una strada giusta per affrontare e superare ogni ostacolo: appoggiarsi sul consenso e sulla partecipazione della classe operaia, dei lavoratori e del popolo. La necessità del socialismo e di un movimento per il socialismo riprende dunque forza come espressione delle condizioni oggettive, materiali, del mondo di oggi e dei bisogni che l'uomo di oggi chiede siano soddisfatti.

Al tempo stesso questa esigenza nasce da una opzione etica.
Se non si vuole che la giustizia prevalga sull'ingiustizia, non si giunge alla scelta del socialismo, e di un socialismo nuovo. Chi si rassegna all'ingiustizia, o l'accetta, o peggio la vuole perché ne trae un vantaggio, compie altre scelte.
Questo non vuol dire, ovviamente, che solo chi sceglie l'obiettivo del socialismo può operare per la giustizia, per la pace, per la salvezza e il progresso dell'umanità. Non è così. Vi è anzi un'altra grande necessità che oggi riprende vigore: quella di un incontro e di una collaborazione tra tutte le forze che, muovendo dalle ispirazioni più diverse, sanno, vogliono, possono farsi interpreti di questi bisogni nuovi degli uomini di oggi, di un incontro e di una collaborazione che riconoscano, rispettino ed esaltino il contributo e i valori di cui ognuno è portatore, in uno sforzo incessante di reciproca comprensione e di comune arricchimento. Vi è qui l'altro dato di fondo, peculiare e insostenibile, della nostra concezione e della nostra politica.
Il problema che dobbiamo porre a noi stessi e a tutti è come si possono affrontare contraddizioni che rasentano ormai l'assurdità - tra abissi di miseria e culmini di ricchezza, tra spreco degli armamenti e bisogni elementari insoddisfatti, tra potenzialità del sapere e meschinità della conduzione politica senza porsi l'obiettivo di una trasformazione degli attuali sistemi di rapporti tra gli uomini e di una guida più razionale e più democratica dei processi economici e sociali sul piano nazionale, europeo e mondiale.
[...]
Per prima cosa bisogna avere delle idee-forza: la difesa della pace e il disarmo sono una di esse, così come lo è il "nuovo socialismo", così come lo è il nuovo ordine economico internazionale.
In secondo luogo dovremmo lavorare per prendere e dare consapevolezza piena delle contraddizioni nuove del tempo nostro. Far conoscere a tutti che cosa comporta la continuazione della corsa al riarmo, quali sarebbero le conseguenze di una guerra combattuta con le armi atomiche e nucleari. E diffondere i risultati degli studi più recenti sui problemi del rapporto tra risorse e popolazione, tra sviluppo e ambiente e così via. Non è molto che scienziati, istituzioni e anche esponenti politici hanno cominciato a studiare questi temi tipici del nostro tempo e che domineranno i prossimi due decenni.
Si è cominciato, praticamente, a parlarne all'inizio degli anni '70: prima, e ancora per tutti gli anni '60, imperava il vacuo ottimiso del progresso incessante, del benessere che si sarebbe via via diffuso a tutta la popolazione e a tutte le nazioni. Ma negli ultimi anni, nel corso dei quali la realtà ha richiamato la necessità di una visione più lucida del futuro del mondo, un notevole patrimonio di studi si è già accumulato. Esso non è però ancora sufficientemente conosciuto e discusso da grandi masse.
[...]
La terza cosa da fare, la più importante, è quella di proseguire nello sforzo già in atto per sviluppare tutti quei movimenti che si fondino sulle contraddizioni aperte, indichino soluzioni possibili, suggeriscano risultati concreti lungo una via di trasformazione e contribuiscano nel tempo stesso a migliorare e arricchire noi stessi nel nostro rapporto con gli altri.
Quando il movimento operaio muoveva i primi passi oltre un secolo fa, erano le minute rivendicazioni economiche che dovevano avere il primo posto. La grande battaglia unificante, che divenne internazionale, fu per le otto ore. Se non si fosse partiti di lì non si sarebbero certo potute costruire le leghe, i sindacati, il partito politico.
Oggi quel problema si ripresenta. E torna prepotentemente di attualità, se si vuole affrontare il tema della disoccupazione nei suoi aspetti strutturali, la esigenza di una grande battaglia internazionale per la riduzione dell'orario di lavoro.
La piaga della disoccupazione giovanile richiede grandi iniziative anche a livello europeo e una nuova politica nazionale che tenda a modificare la collocazione italiana nella divisione internazionale del lavoro. Ma - dunque - la battaglia per il lavoro chiede anch'essa specificazioni di qualità: riguardanti il tipo di sviluppo che è necessario e utile perseguire. Quanto sarà possibile sostenere una espansione fondata essenzialmente su produzioni, come dicono gli economisti, "mature" e cioè all'avanguardia, sul lavoro sommerso, sul permanere di una dipendenza fortissima nella ricerca e nei brevetti?
Ecco il bisogno economico di misurarsi con la qualità dello sviluppo. Contemporaneamente, si tratta di un bisogno non soltanto economico. La necessità di vivere in città meno alienanti e disumane, di salvare la natura e i beni culturali, di avere una vita culturale più ricca e piena, di andare ad una scuola il cui insegnamento sia qualificato; tutto questo viene diventando necessità primaria, come erano una volta, le necessità di sussistenza.
Ecco perché il movimento ecologico, nei suoi differenziati aspetti, la volontà di impegno culturale, lo stesso desiderio di partecipazione attiva al miglioramento della scuola hanno acquistato un rilievo così grande. Si esprime anche in questo modo una coscienza critica verso la società in cui viviamo.
Ed ecco perché noi non possiamo pensare di chiamare i giovani alla politica secondo vecchi contenuti e vecchie forme. Come portare la grande maggioranza dei giovani alla consapevoleza piena della realtà e alla possibilità di affrontarla alla luce della ragione. La ideologia della fine delle ideologie è essa stessa una forma di falsa coscienza e cioè una ideologia nel senso marxianamente peggiore della parola. Vi è una pressione forte per un allontanamento di giovani dalla politica.
[...]
Non è mai stato facile essere comunisti. L'assassinio di compagni Pio La Torre e Rosario Di Salvo sono la prova più recente che non è neppure mai finito il tempo in cui bisogna testimoniare persino con il sacrificio estremo la propria fedeltà alle grandi idee per cui tanti dei nostri compagni sono caduti. Ma vi sono oggi difficoltà anche meno aspre e più impalpabili, date dal fatto che i problemi si presentano in forma diversa e più complessa che per il passato, perché le contraddizioni medesime della società tendono ad essere non più solo quantitative ma a riguardare la qualità dello sviluppo, della vita, del modo di esser donne e uomini, del rapporto tra individuo e individuo, tra individuo e società.
[...]
Vi è, per esempio, un bisogno più grande che per il passato di veder pienamente utilizzato il proprio tempo e il proprio contributo. Non possiamo perciò rammaricarci se tanta attività dei partiti, effettivamente ripetitiva, non viene seguita. Ma vi è anche più informazione, più spirito critico, più avvertita vigilanza contro i luoghi comuni, e le frasi fatte. Ecco perché certo vecchio modo di fare politica oramai respinge nel mentre si sviluppa una spinta grande all'associazionismo, a forme nuove di aggregazione, a nuovi interessi. Nella ripresa di tante forme di associazionismo cattolico non vi è soltanto, il bisogno di certezze che una fede può dare, vi è anche un grande e attivo impegno operativo intorno a tante cause positive. Le Chiese sospingono all'impegno nella società e da ciò deriva una religiosità che non è fuga dal mondo, ma opere e fatti.
[...]
Lo sviluppo nuovo e impetuoso di queste antiche e nuove forme di aggregazione ci insegna tante cose: non certo che si può fare a meno delle lotte (fra le quali oggi hanno portata decisiva quella per respingere l'offensiva della Confindustria). Né si può fare a meno dello Stato o della mano pubblica - come qualche teorico, anche di parte cattolica, suggerisce - ma certo che bisogna prendere posizione contro lo statalismo burocratico, che bisogna essere capaci di vedere le risorse autonome della società e saperle valorizzare in un dialogo continuo tra istituzioni democratiche e sollecitazioni che vengono direttamente dalla società.
Lo sviluppo dell'associazionismo e del volontariato indica che non basta partecipare, bisogna poter contare veramente, bisogna fare, bisogna contribuire a risolvere questioni reali. "Democrazia" deve congiungersi con efficienza e "libertà", deve divenire responsabilità e liberazione.

domenica 2 marzo 2014


Liana Marino 
Canto al Mare (feat. P. Benvegnù)
Ho conosciuto Liana Marino in un articolo firmato da Vincenzo Lombardi sul numero di 
febbraio de Il Bene Comune. Una bella sorpresa. E' di Campobasso, 
ha talento e merita di essere apprezzata..

mercoledì 26 febbraio 2014

Vinile mon amour

Vinile mon amour


Il fruscio dei solchi di un vecchio disco in vinile ha il merito di riportarci ad una realtà molto più complessa ed articolata  di quella high tech perfetta e patinata che ci è stata propinata negli ultimi trent’anni. Si, perché come i dischi anche la nostra stessa esistenza è fatta di successi e di bside dimenticate, di macchie di caffè e polvere che si accumulano, di graffi e minuscole cicatrici, di puntine che si consumano e bracci che si rompono. Siamo innegabilmente analogici in un mondo digitale. Sono un collezionista di dischi in vinile e vi racconto il perché.

Sin da bambino in casa mia giravano dischi… e che dischi… Woody Herman, George Gershwin, Max Roach, Sonny Rollins, Stan Gets e poi musica brasiliana, Jobim, Joao Gilberto, Mina, Santana ma anche Fausto Papetti e le operette celebri, Mozart e Tchaikowsky… poco rock… mio padre non sopportava assolutamente i capelloni ed il rock. Suonava sax e clarino: lui era per la melodia, per il jazz orchestrale, per la musica da night, l’amico di sempre Fred, Bruno Martino e tutto quello che era anni ’60. Ovviamente non era quella la musica che mi interessava in quel momento ma c’era, esisteva e l’avrei apprezzata ed amata dopo l’adolescenza. A tredici anni, però, per protesta contro la musica del flauto impostami con passione da quel grande musicista e docente che era il Maestro Domenico Fornaro, portai a scuola i “miei” dischi di jazz. Volevo assolutamente modernizzare quell’ora di musica che consideravo un po’ stantia e conservatrice attraverso l’ascolto dei ritmi africani e di sax sbilenchi. Inutile dire che il Maestro all’inizio sembrò apprezzare ed anche la mia classe. Inutile dire che tornammo dopo venti minuti a solfeggiare, a bastonarci di nascosto con il flauto ed io, tra i più duri, ad ascoltare a casa Donatella Rettore, Talking Heads e Clash, gli altri al massimo a pregare Sanremo. Con l’adolescenza sbocciò l’amore per la musica rock: Doors, Beatles, Ac/Dc, Rolling Stones, poi il post punk inglese, la new wave, gli Smiths, U2, Cure, gli psichedelici americani, l’hard core punk, il nuovo rock italiano, l’elettronica, l’hip hop, addirittura la musica house e la tecno.
Generi su generi, mode stagionali arrivavano dai paesi anglosassoni per essere soppiantate dalla next big thing inventata dai furbi discografici e costruita dai giornalisti londinesi. Centinaia e centinaia di lp, insieme a tante riviste, libri, videocassette cominciarono ad entrare in casa. Il mio primo lavoro retribuito con annessi contributi previdenziali, è stato quello di addetto alle vendite in un negozio di dischi e hi-fi. Il lavoro più bello del mondo, senza dubbio. Un’esperienza che mi ha regalato la conoscenza a memoria dei cataloghi delle più grandi case discografiche dell’epoca, ma anche della musica indipendente inglese, americana e australiana degli anni 80/90, fino alla matura consapevolezza che l’ascolto di un disco in vinile suonato su un apparato adeguato, superava in qualità e profondità qualsiasi opera musicale registrata su cd digitale. Un’esperienza meravigliosa, regalatami dalla fiducia di Pasquale Di Lauro, uno degli ultimi resistenti nel Molise ad avere ancora oggi un negozio di dischi ed hi-fi (Bootleg), seppur adeguato con una caffetteria ai tempi ed ai consumi culturali odierni. 
Sono state le politiche (errate) di mercato a generare la fine del disco in vinile. Dal 1992 in poi le grandi major statunitensi (poi assorbite dai giapponesi) cominciarono a stampare solo compact disc e a svilire la qualità dei dischi in vinile. Problema di costi si diceva in quegli anni. Stampare un cd costava all’epoca 1500/2000 lire contro le 4/5000 lire dei dischi in vinile. Riduzione dei costi significava anche magazzini ridotti e la possibilità di nuovo business grazie a vecchi cataloghi da ristampare in formato digitale con ricavi molto alti. Un cd agli inizi degli anni ’90 costava 36/38 mila lire contro le 18/20 di un disco e tutti ambivano ad acquistare un supporto, definito quasi eterno che non si sarebbe rovinato con l’usura, che non si doveva “girare” ogni quattro - cinque brani, che portava via poco spazio sullo scaffale. Poi visto il calo di vendite grazie anche al facile pirataggio dovuto alla debolezza del supporto e alla facilità di copiare dalle rete intere discografie attraverso il file sharing, il mercato discografico ha deciso di distribuire e vendere su internet, buttando nel baratro negozi, rappresentanti, grossisti ed altre figure intermedie che in quel campo avevano assunto competenze e nutrito famiglie intere, fino alla crisi e alla attuali cifre di vendita.
E’ inutile dire che il disco in vinile appartiene ai romantici ed ai coraggiosi. Gli appassionati di vinile non perdono tempo a decantare le virtù del mezzo, poichè non c’è disputa. Il vinile è sacro: dal calore del suono fino alla piccola soddisfazione di tagliare la pellicola trasparente dopo l'acquisto. Il vinile suona bene. Il vinile sembra buono. Il vinile si sente bene. No, non è solo moda. Ci sono ragioni più profonde per cui amiamo un disco in vinile. E’ troppo facile andare sulla rete, pigiare una serie di tasti, fornire il numero di carta di credito ed acquistare file musicali. Per un collezionista la sacralità di un disco è collegata alla sua unicità e come chiunque abbia inseguito la sua personale Moby Dick nella vita, non è difficile capire il significato supplementare, collegato a un oggetto considerato raro o conquistato a fatica.
Il vinile spesso ci dice chi siamo. La presenza fisica della nostra collezione di vinili ci può rappresentare in diversi modi perché assurge ad una sorta di autobiografia culturale che mostra il meglio o il peggio del nostro gusto e del nostro giudizio musicale. Non solo: c'è chi sceglie di conservare la propria collezione di dischi in un posto di rilevo come in un salotto, ad esempio. Se scegliamo di mostrare la nostra collezione musicale, quella diventerà immediatamente parte di noi o almeno una parte visibile di noi che stiamo rivelando alle persone che accogliamo nella nostra casa, una cosa che diventa estremamente difficile da fare con un iPod.
Ma l’amore per il disco in vinile è collegato anche alla parte visiva che esso assume nella nostra vita. Oggi il fascino di una bella copertina è andato perduto, il suo posto è stato preso dagli effetti speciali presenti sul sito internet degli artisti o dalle fotografie pubblicate su Instagram. La copertina di un album, invero, rappresenta un legame reale con il manufatto musicale, ha spesso un vincolo diretto con la registrazione, rappresenta parte dell’immaginario di quell’artista, così come i testi, le immagini presenti fino al logo della casa discografica.
Infine il vinile si tocca, è reale. Si può possedere qualcosa che non si può toccare come un file mp3? La stessa presenza di un disco in vinile assume caratteri psicologici. La presenza di un disco è rassicurante. Un disco su uno scaffale, in piena vista, ricorda la sua esistenza ed implica un legame fisico con esso poiché rappresenta il nostro passato o pezzi di ricordi di altri tempi. Un disco possiede un valore sensoriale o emotivo, cosa difficile da attribuire ad un file mp3.
Una dichiarazione d’amore per un supporto collegato ad una delle più importanti forme artistiche prodotte dall’uomo potrebbe sembrare totemica e superata nell’era digitale, eppure oggi il disco in vinile sembra essere di nuovo oggetto di mercato tra i consumatori di musica. Non a caso le case discografiche hanno cominciato a ristampare negli ultimi cinque anni buona parte delle nuove uscite, oltre che provvedere alla ristampa di grandi classici o album ormai introvabili di artisti che, post mortem hanno ricevuto gli onori della critica e di fette interessanti di pubblico.
E’ sempre esistito, del resto, un mercato di nicchia che non si è mai estinto, formato da vecchi e nuovi collezionisti che ha (ri)animato il vecchio lp e il caro estinto 45 giri, chiaramente presente nella vecchia Europa e negli States, ma che ha visto da sempre protagoniste assolute nazioni come il Giappone e la Corea del Sud. Nel Sol Levante, infatti, permangono collezionisti letteralmente affamati di musica in vinile, attratti specialmente dalla musica italiana prodotta tra gli anni sessanta ed i settanta. Il riferimento culturale è quello delle colonne sonore dei film: da Rota a Morricone, da Umiliani a Piccioni, fino a tutto il jazz ed il progressive italiano. In questo intrigante panorama musicale dimenticato dai consumatori italiani, dalle radio, dalla televisione e dai media in generale, esistono gioielli che raggiungono valutazioni impensabili e che sono oggetto di transazioni spesso sotterranee. La cultura italiana, del resto, mentre viene apprezzata, seguita, acquistata  e venerata nel resto del mondo, giace tristemente abbandonata nel nostro Paese che ha ripiegato miseramente nell’immaginario della televisione nazionalpopolare le proprie mire, i propri orizzonti, il proprio destino. In questo senso però esistono in Italia mostre mercato ormai divenute appuntamento fisso per migliaia di appassionati e collezionisti, nonché i tanti mercatini di provincia o portali internet (oltre a classici come Ebay ed Amazon) dove vengono venduti lp usati o nuovi, classici senza tempo da pochi euro oppure preziose rarità di qualsiasi genere, dove hobbisti o venditori specializzati cedono o cercano di accaparrarsi i propri gioielli.

L’amore per il disco in vinile dunque è una battaglia di resistenza non solo fascinazione vintage e attraversa gran parte del pianeta: ne è la riprova il Record Store Day,  una giornata celebrata, a livello internazionale, ogni terzo sabato del mese di aprile di ogni anno e il cui scopo, così come concepita da Chris Brown (un impiegato di un negozio indipendente di dischi statunitense), è quello di celebrare gli oltre 700 negozi di dischi indipendenti negli USA, assieme alle centinaia di migliaia di negozi musicali indipendenti in tutto il globo. Il Record Store Day è nato ufficialmente nel 2007 e viene festeggiato con centinaia di registrazioni e di artisti che vi partecipano facendo apparizioni speciali, performance, incontri e accoglienza con i propri fan, nonché con l'organizzazione di mostre d'arte, stampa di vinili e cd in edizione speciale, insieme ad altri prodotti promozionali creati per l'occasione. Il Record Store Day è diventato un appuntamento atteso per tutti gli amanti dei negozi di dischi indipendenti. Luoghi in cui per decenni si è tramandata e diffusa la passione per il rock, il jazz, il pop e le sottoculture giovanili e che, con l'avvento del file sharing, hanno iniziato a sparire uno dopo l'altro. Negli ultimi tempi, però, grazie anche alla rinascita del vinile, riscoperto non solo dai vecchi aficionados, ma pure dai più giovani, molti negozi sono riusciti a sopravvivere. Come? Specializzandosi sempre di più, trovando forme alternative di vendita (ad esempio allargando l'offerta su eBay e per corrispondenza), unendo al core-business dei dischi anche quello relativo al merchandising e all'editoria musicale, organizzando eventi all'interno dei propri locali. Una speranza, anzi, più di una speranza dunque, perché un mondo senza dischi è un mondo più brutto e come affermava il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij solo "La bellezza salverà il mondo".
Copyright IL BENE COMUNE Marzo 2014